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INAUGURAZIONE sabato 7 giugno 2008 ore 18.30, per info: 339 1986674
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Il veleno, l'arte
Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano,
Bologna, 14 marzo 2005
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PREMESSA
Il progetto di realizzare e produrre una pièce teatrale dedicata alla vicenda leggendaria della morte di Elisabetta Sirani si inserisce all’interno di un più ampio progetto culturale ed artistico dedicato alla riscoperta e valorizzazione dell’opera e della figura di questa importante artista bolognese del XVII secolo.
Il Comune di Bologna, in collaborazione con la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e l’Università di Bologna, hanno promosso una mostra dal titolo “Elisabetta Sirani pittrice eroina 1638-1665” che è in corso a Bologna, prorogata fino al 10 aprile 2005, presso il Museo Civico Archeologico. La mostra è curata da Jadranka Bentini, già Soprintendente al Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico di Bologna, e da Vera Fortunati, docente dell’Università degli Studi di Bologna e si avvale nel comitato scientifico della collaborazione di tutte le più importanti studiose della Sirani, in Italia e all’estero.
L’esposizione intende documentare attraverso dipinti e disegni particolarmente significativi il percorso artistico di Elisabetta Sirani, donna artista del Seicento bolognese, evidenziando le qualità innovative della sua pittura: partendo dalla lezione di Guido Reni, ella è capace di rielaborare con soggettive varianti la lezione del maestro, in uno scambio fecondo con i migliori allievi reniani di terza generazione, aprendosi nella maturità ad uno sperimentalismo neoveneto, importante per la genesi del secondo Seicento bolognese.
La mostra, prima monografica mai dedicata a questa artista, attraversa la produzione pittorica della Sirani secondo una griglia tematica che, scandita in diverse sezioni, intende evidenziare la qualità personale dell’artista che giunge ad interpretare l’ideale classico con novità iconografiche e con una sensibilità pittorica attenta al mondo affettivo femminile e della specifica condizione della donna artista nella società del tempo.
L’evento espositivo è stato progettato grazie all’importante contributo economico che il Gruppo La Perla Spa ha destinato, volendo celebrare il proprio cinquantenario di attività sostenendo l’arte e la cultura nella propria città natale.
L’occasione si presenta certamente come un appuntamento significativo e di grande rilievo nel panorama italiano e, proprio per questo, il Laboratorio delle Idee, società incaricata dell’organizzazione generale dell’esposizione ha pensato di ampliare il messaggio culturale e storico della mostra. Contemporaneamente all’esposizione altri eventi e appuntamenti d’arte, musica e storia hanno e continuano a raccontare con vari linguaggi l’originale ed eccezionale vicenda artistica di questa pittrice, in relazione al proprio tempo e allo straordinario percorso che lega indissolubilmente attraverso i secoli l’esperienza femminile nell’arte.
Non dimentichiamo infatti che da Caterina de’ Vigri alle protagoniste del nostro Novecento, come Lea Colliva o la novantacinquenne Norma Mascellani, ancora attiva, la genealogia delle donne artiste a Bologna conta quasi sei secoli. E alcune indubbie protagoniste, come la celebre carmelitana, santa e pittrice, poetessa e musicista, o Lavinia Fontana, figura dominante della pittura Bolognese e poi romana, attiva per la grande committenza di quella città, dai Barberini ai Borghese, agli Odescalchi. Ma tante autrici minori si perdettero nei meandri della storia dell’arte: altre figlie come Barbare Burrini, sorelle o mogli, citate dal Malvasia e da Luigi Crespi. La stessa Elisabetta Sirani ebbe due sorelle, Annamaria e Barbara, autrici di notevoli pale d’altare per le chiese del contado bolognese.
DESCRIZIONE DEL PROGETTO
La pièce teatrale
Il progetto ha previsto la realizzazione e produzione di una pièce teatrale basata su un testo originale che ripercorre poeticamente la vicenda storica e leggendaria di Elisabetta Sirani.
L’opera in versi Il veleno, l’arte, scritta per l’occasione da Davide Rondoni, Direttore del Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna, è un’interpretazione poetica della vicenda umana, intrisa di storia e leggenda, di questa pittrice bolognese.
La storia viene svelata attraverso le parole di una condannata che nel buio della sua prigione racconta al suo carceriere il segreto della Sirani, il segreto della sua arte e della sua vita, mentre sullo sfondo del racconto va in scena la Bologna del Seicento, quella delle grandi famiglie nobili e degli eccezionali maestri della scuola d’arte dell’epoca (Reni, Guercino, Malvasia), secondo quanto i documenti storici testimoniano.
La vicenda è quindi narrata da un’unica attrice, per l’occasione Iaia Forte, che dialoga immaginariamente con i personaggi del tempo in un vivace e intrigante monologo.
La scena è semplice: una sola attrice recitante nell’atmosfera un po’ cupa del carcere, irradiata da fasci di luce scenografici in cui compaiono idealmente tutti i personaggi e le vicende artistiche della storia personale e poetica di Elisabetta Sirani, pittrice in Bologna.
Nel complesso ogni spettacolo avrà la durata massima di circa 55 minuti.
Il soggetto
Per comprendere pienamente l’aspetto creativo ed originale di questa produzione teatrale è necessario ricordare che Elisabetta Sirani si configura non solo come una protagonista significativa nell’orizzonte del classicismo bolognese che a metà del Seicento ha già raggiunto una dimensione europea. Ella riuscì anche a introdurre, in un contesto artistico e sociale dominato da ruoli maschili, un modello di femminilità decisamente innovativo sia per la sua rappresentazione di protagoniste della storia classica e biblica come femmes fortes, audaci, intelligenti, virili, sia per la sua stessa scelta di vita e carriera professionale di single ante litteram, artista di successo e maestra nella scuola di pittura da lei stessa fondata.
Allieva del padre, il pittore Giovanni Andrea, Elisabetta si dedica all’arte della pittura fin da giovanissima, incominciando nel 1655 a diciassette anni, a dipingere su commissione. Datate 1655 e 1657 sono invece le prime pale d’altare eseguite per chiese del territorio bolognese. Il Battesimo di Cristo, firmato e datato 1658 per la chiesa di San Girolamo alla Certosa di Bologna, è la prima commissione pubblica di una certa importanza che sancisce l’esordio ufficiale della pittrice.
Il mito dell’eccezionalità dell’artista tuttavia scatena una romanzesca vicenda attorno agli eventi del solenne funerale che le venne tributato: Lucia Tolomelli, domestica della famiglia Sirani, viene sospettata di aver avvelenato la pittrice appena ventisettenne, causandone la morte. Il processo (1665-1666), evidentemente basato su accuse non convincenti, si conclude soltanto con l’allontanamento della Tolomelli dalla città.
La celebrità che Elisabetta Sirani acquista in vita per le sue indubbie doti artistiche, si trasforma dopo la sua morte, in una sorte di leggenda che trova la sua veste letteraria in alcuni testi come Il Pennello lacrimato (1665), orazione funebre di Giovanni Luigi Piccinardi scritta per la morte della pittrice, la Poesia muta celebrata dalla pittura loquace (1666), raccolta di componimenti encomiastici di vari autori ispirati ai quadri di Elisabetta e pubblicata dal Piccinardi e soprattutto, la biografia dell’artista pubblicata nella Felsina Pittrice di Carlo Cesare Malvasia che frequentava casa Sirani e che era completamente conquistato dalle doti artistiche e dalla qualità personali di Elisabetta. I
Il mito creato attorno alla sua figura e alimentato dalla precoce morte per supposto veneficio è di lunga durata e fornisce materiali anche per componimenti drammatici e romanzeschi e per soggetti di quadri realizzati nel corso dell’Ottocento (tra cui: A. Rosaspina, Elisabetta Sirani moribonda confortata dal padre, 1858).
Sede di Milano
La scelta di una piazza così importante come Milano è stata suggerita dall’interesse che le testate giornalistiche della città hanno riservato alla mostra dedicata a Elisabetta Sirani, (che si avvia verso le 30.000 presenze), dopo la presentazione ufficiale alla stampa, avvenuta il 24 novembre scorso alla Camera della Moda di Milano.
In questa occasione, il Presidente del Gruppo La Perla, marchio che è soprattutto messaggero internazionale dello stile italiano nel mondo, ha presentato l’importante evento culturale con il quale ha deciso di festeggiare il suo Cinquantesimo Anniversario di attività.
Inoltre, i contatti già stretti da Laboratorio delle Idee con l’Associazione Italiana Amici del Museo delle Donne di Washington proprio in occasione della mostra hanno creato i presupposti per l’organizzazione di questo evento a Milano, dopo il successo delle rappresentazioni in alcuni teatri storici della regione Emilia Romagna.
Questa collaborazione si esplicherà nell’impegno dell’Associazione Italiana Amici del Museo delle Donne di Washington nella promozione dell’iniziativa presso la sua mailing di circa 1600 persone, completando l’azione con un recall mirato al fine di ottenere un platea interessata e interessante per lo spettacolo.
Si tratta di una platea interessata che ha già partecipato numerosa, con oltre 500 presenze, alla presentazione ufficiale dell’Associazione.
La sede prescelta è il Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, che ospiterà la rappresentazione nella Sala delle Otto Colonne, lunedì 21 marzo 2005 alle ore 21.00.
Il Museo ha attivato tutti i suoi canali per la promozione dell’iniziativa, mettendo inoltre a disposizione la sua mailing e prevedendo un recall specifico e mirato ad un pubblico scelto di abituali spettatori delle loro numerose iniziative.
La serata, organizzata da Laboratorio delle Idee di Bologna in collaborazione con Elsinor di Milano, OUTIS Centro Nazionale di Drammaturgia contemporanea di Milano e con la collaborazione di Editrice Compositori Bologna, potrà essere sostenuta da uno sponsor che potrà in questo modo essere protagonista dell’iniziativa, concordando la sua presenza nelle modalità conformi alla sua immagine.
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